Mentre in Europa la guerra al contante è in “standby”, negli Stati Uniti sta avendo un’accellerazione che non promette nulla di buono.

Nuove leggi sono in vigore nei singoli Stati, come ad esempio la RS 37: 1866 della Louisiana, dove l’acquisto di metalli preziosi con denaro contante è punibile con l’arresto.

Alcune banche si stanno già affrettando a vietare il contante in alcune circostanze, come la Chase, una delle più grandi banche degli Stati Uniti, che ora non permette ai mutuatari di utilizzare contanti per effettuare pagamenti su carte di credito, mutui e leasing.

Ma è a livello federale che sono state emanate le due leggi che incidono maggiormente sulla libertà e la privacy delle persone.

La prima è la legge sul “Rapporto sulle transazioni in contanti” che prescrive alle banche di segnalare al governo qualsiasi prelievo in contante dei loro correntisti che sia superiore a 10.000 dollari.

La seconda è un perfezionamento della prima, perché è volta a perseguire i prelievi in contanti inferiori a 10.000 dollari, effettuati dai correntisti per eludere la legge precedente.

Si tratta della legge sul “Rapporto sulle attività sospette”, che obbliga le banche a segnalare prelievi inferiori a 10.000 effettuati in modo piu’ o meno continuativo da un conto corrente.

Secondo le statistiche, è quest’ultima norma a pesare maggiormente sulla privacy e l’autonomia di imprese e singoli individui in America.

Una recente indagine mostra infatti che qualsiasi persona trovata a effettuare regolari prelievi di contanti o depositi inferiori a $ 10.000 pur non avendo utilizzato il denaro per scopi illegali, viene inserita in un archivio governativo dove diventa facile bersaglio di controlli fiscali, indagini sulle attività lavorative e ricreative, ma anche sulle convinzioni politiche e religiose.

Questi cosiddetti “crimini in denaro” stanno creando una nuova classe di “presunti delinquenti” in tutta l’America.

Il proprietario di un minimarket della Carolina del Nord si è recentemente messo nei guai per aver semplicemente portato i suoi soldi dal negozio alla banca.

La banca ha riferito che stava effettuando grandi transazioni in contanti – circa $ 8.000 ciascuna, non così tanto per un’azienda – e il governo ha cancellato il suo conto in banca da $ 107.000.

Quando l’uomo si è lamentato, il governo gli ha inviato una lettera in cui si dichiarava un’offerta “prendere o lasciare” per restituirgli solo il “50% dei suoi soldi”.

In un altro esempio, durante un normale controllo della polizia stradale, un falegname di 40 anni del New Jersey ha avuto il sequestro dell’auto perché i $ 18.000 che trasportava erano stati ritenuti una somma troppo alta per una sola persona.

Il proprietario di un ristorante di 35 anni è stato perseguito perché aveva ritirato dalla banca $ 17.500 destinati a pagare i suoi dipendenti e le spese generali.

Tutte queste persone hanno affrontato lunghe battaglie legali per riavere il denaro o gli altri beni sequestrati.

Il Washington Post, in una indagine chiamata “Stop and Seize”, ha rilevato che, grazie a questo nuovo “crimine”, il governo degli Stati Uniti sta già incassando”centinaia di milioni di dollari” da persone che non hanno mai violato la legge.

Un altro rapporto ha rilevato che, anche se non si viene accusati di un crimine, il semplice ingresso nei database governativi compromette  per sempre la privacy e la libertà dei malcapitati. In altre parole, i controlli su queste persone verranno effettuati per tutta la loro vita.

Di solito, si dice che la “guerra al contante” esiste per proteggere le politiche dei tassi di interesse negativi perseguiti dalle banche centrali (negli USA sono negativi i tassi d’interesse reali, cioè i tassi ufficiali meno l’inflazione, mentre in Europa sono negativi i tassi d’interesse nominali).

Come ha efficacemente riassunto la rivista Time: ” Instaturare i tassi di interesse negativi vuol dire addebitare ai risparmiatori il costo delle politiche di indebitamento dei governi e delle banche centrali.”

I clienti delle banche che ritirano i contanti dai loro conti cercano di evitare questo costo pianificato sui propri soldi. Per questo si tenta in tutti i modi di scoraggiare tale pratica.

La Svizzera nel 2015 ci ha fornito un esempio di questo nesso tra tassi negativi e tendenza dei risparmiatori a evitarli.

Quando la banca centrale svizzera instauro’ per la prima volta tassi di interesse negativi allo 0,75%, la reazione delle persone fu stata immediata.

Il Wall Street Journal ci racconta che la domanda per le banconote da 1.000 franchi svizzeri aumento’ a dismisura, mentre i clienti delle banche iniziarono a ritirare i contanti dai loro conti. Secondo Bloomberg, in questa corsa al contante alcune aziende svizzere accumularono scorte di liquidità per un valore di almeno 500 milioni di franchi.

Oggi pero’ in Svizzera i tassi negativi sono la norma e non producono piu’ queste corse al contante. Lo stesso avviene anche negli altri paesi con tassi negativi, come ad esempio quelli dell’area euro.

Il motivo è che basta una semplice commissione bancaria sui prelievi in contanti per neutralizzare in un colpo solo l’efficacia di una eventuale corsa ai bancomat.

Ormai tutte le carte di credito online e offline o le app di nuovissima generazione, che consentono ancora prelievi in contanti, prevedono già una commissione, spesso abbastanza salata, sulle somme prelevate.

In questo modo è possibile per il sistema bancario imporre un “tasso negativo” al contante che in molti casi supera quello ufficiale imposto sulla valuta di riferimento.

Grazie a questa semplice misura, la corsa ai bancomat per difendersi dai tassi negativi è stata resa inefficace.

Eppure la tendenza a ritirare contanti non è del tutto scomparsa, anzi aumenta di fronte alle crisi improvvise, come è avvenuto durante i primi mesi della pandemia di covid.

Il contante continua ad avere un certo fascino sulle persone, anche se la sua utilità è molto limitata rispetto al passato.

Questo impulso irrazionale di assalire i bancomat nei momenti di crisi puo’ sempre portare squilibri anche gravi alle banche e rischia di produrre masse di capitale che possono in seguito essere usate dalla popolazione al di fuori da qualsiasi controllo.

Questa è una delle ragioni per cui la lotta al contante da parte dei governi non è affatto finita.

La seconda ragione è che le politiche di allentamento monetario delle banche centrali stanno diventando sempre meno efficaci e prima o poi dovranno fare un salto evolutivo.

Specialmente in America, la Federal Reserve sta prendendo in considerazione la possibilità di gestire in modo diretto la distribuzione della liquidità creata dal nulla, evitando la necessità di acquistare buoni del tesoro dalle banche (anche in Cina è in atto un esperimento del genere, testato sul terreno in diverse grandi aree metropolitane).

Saltando il passaggio dalle banche e separando la liquidità dal collaterale dei titoli di stato (e quindi dalle manovre sui tassi d’interesse) si potrebbe interrompere la lunga erosione sul valore della moneta prodotta in tutti questi anni.

Ma questo “salto evolutivo” è possibile solo se il dollaro diventasse del tutto digitale. Ossia se il governo avesse il controllo sull’intera massa monetaria, senza alcuna eccezione.

E questo sarebbe possibile solo se il contante venisse del tutto abolito, senza alcuna eccezione.

Mentre la Cina si sta avvicinando a grandi passi verso questo obiettivo, in America la Federal Reserve e in Europa la BCE hanno sempre dichiarato -anche in tempi assai recenti- che il contante ha ancora una funzione “sociale” e quindi non puo’ essere del tutto abolito.

In soldoni, questo significa che la popolazione europea e americana non è digitalizzata come quella cinese e pertanto un euro o un dollaro digitali sarebbero uno shock che rischierebbe di aggravare le tensioni sociali che già si tagliano col coltello sia in America che da noi.

I governi e le banche centrali hanno imparato che la lotta al contante va fatta con cautela, perché puo’ portare a gravi squilibri.

La lezione dell’India resterà indelebile nella memoria dell’establishment, che non ripeterà mai piu’ quell’errore…

Quando infatti il 9 novembre 2016 il governo indiano pubblico’ di notte uno scioccante decreto che rese prive di valore le banconote da 500 e 1.000 rupie – che costituivano il 90% della moneta circolante in India-, le banche e gli ATM furono chiusi immediatamente.

Ma cio’ non impedi’ alla nazione di colare a picco.

Le aziende di qualsiasi dimensione all’improvviso non avevano piu’ i soldi per pagare fornitori e dipendenti. Furono persi all’istante centinaia di migliaia di posti di lavoro. Il valore della rupia crollo’ e l’oro fisico arrivo’ a costare 2.294 dollari l’oncia mentre nel resto del mondo valeva circa la metà.

Come dicevo, i governi hanno imparato questa “lezione”.

Europa e America non hanno ancora avuto il coraggio di proclamare il divieto dei tagli da 100 delle loro rispettive valute, anche se tale misura è in discussione da anni.

Forse la crisi del Covid poteva essere l’occasione giusta per portare a compimento alcune misure particolarmente drastiche come questa.

Ma oggi è sempre piu’ evidente che la società civile (e soprattutto quella “incivile”, cioè le fasce di criminalità e di emarginazione cresciute a dismisura in tutti i paesi occidentali) reagisce ai “lockdown” in modo piu’ deciso di quanto si potesse prevedere.

Un’ondata di preoccupazione sta attraversando le istituzioni occidentali, soprattutto quelle europee. Per cui si puo’ pensare a un temporaneo rallentamento di tutte le misure liberticide che erano state programmate, compresa la lotta al contante.

Al momento, per gli scopi dei governi e delle istituzioni finanziarie occidentali è sufficiente incrementare la vigilanza sui prelievi di contante e instaurare forme di persecuzione o di tassazione analoghe a quelle già esistenti in America e Svizzera.

Prepariamoci ad avere anche in Europa un “adeguamento” alle misure americane e svizzere, cioè l’instaurazione di tasse patrimoniali in varie forme e una riduzione della privacy e della libertà personale per chi usa il contante.

Per l’euro o il dollaro digitali invece, penso che la strada sia ancora in salita.