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Perché i dati diffusi in occidente sulla recessione cinese sono sbagliati

Gli analisti ed economisti occidentali valutano i dati che provengono oggi dalla Cina confrontandoli con le serie storiche europee ed americane.

Questo approccio scientificamente errato non tiene conto della radicale diversità cinese e sta provocando grossolani errori di interpretazione che verranno presto smascherati, una volta che l’economia cinese mostrerà esiti del tutto diversi da quelli previsti dagli “esperti” americani ed europei.

L’economia occidentale è assuefatta a una situazione di recessione cronica e di progressiva afasia produttiva che si protrae almeno da 70 anni e la considera uno “standard” da applicare a tutto il resto del mondo.

Ad esempio, l’effetto di un “quantitative easing” condotto da una banca centrale occidentale in un contesto economico dove la gente ha perso oltre metà del potere d’acquisto e le attività produttive sono ormai irrilevanti nella bilancia commerciale, sarà del tutto diverso da un “qe” fatto in Cina, dove la produzione sta ancora alla base, sia del potere d’acquisto che della forza economica dello stato.

Eppure molti analisti occidentali discutono dell’allentamento monetario deciso di recente dalla banca popolare cinese con gli stessi, allarmanti parametri che sarebbero validi in un qualsiasi paese occidentale, ma non in Cina.

In questo articolo ci focalizzeremo su uno dei dati piu’ classici dell’economia moderna: i dati sulla vendita delle auto, mostrando come questo indicatore apparentemente “semplice” per gli economisti, abbia una valenza del tutto imprevista se lo si traduce in un contesto geopolitico diverso dal nostro, come quello cinese.

La Cina, si sa, è il più grande mercato automobilistico del mondo. Ma ultimamente, le vendite di auto nuove sono diminuite per otto mesi consecutivi … e questo ha preoccupato molti economisti occidentali.

Il ragionamento semplicistico degli analisti di casa nostra è infatti molto lineare.

Dal momento che negli Stati Uniti, il secondo mercato automobilistico mondiale, i forti cali nelle vendite di auto sono state spesso accompagnate da recessione, allora anche in Cina deve accadere lo stesso.

Non ci si sofferma pero’ abbastanza sui motivi per cui negli Stati Uniti la vendita delle auto è cosi’ strettamente legata alla recessione.

Negli USA, ad esempio, la gente compra di solito auto attraverso prestiti bancari o leasing, che a loro volta sono influenzati dai tassi di interesse.

Percio’, quando i tassi di interesse aumentano, l’economia di solito rallenta.

Con l’aumento dei tassi di interesse, diventa più costoso acquistare auto a credito; e cio’ si ripercuote negativamente sulle vendite.

Ecco perché negli USA, se si misura l’andamento delle vendite di auto si puo’ avere una rappresentazione indiretta dello stato di salute dell’economia.

Uno degli indicatori usati a questo scopo è ad esempio il “dealer doldrums indicator” (indicatore della stagnazione delle vendite nei concessionari) che traccia la variazione anno su anno delle vendite di nuovi veicoli su un periodo di 12 mesi.

Negli ultimi 50 anni, questo indicatore si è dimostrato un ottimo fattore di “ritardo” dell’economia statunitense.

I fattori di “ritardo” sono quelli che confermano la forza di una certa tendenza: quando c’è una variazione in essi, vuol dire che l’economia sta iniziando a cambiare tendenza.

Cosa vuol dire in pratica?

Dal 1970, gli Stati Uniti hanno avuto sette recessioni.

Durante quattro di queste recessioni, l'”indicatore di stallo delle vendite” era sceso di oltre il 2%.

Inoltre, in due casi su quattro la diminuzione di oltre il 2% è avvenuta prima dell’inizio della recessione.

Per questa ragione, gli economisti oggi dicono che quando le vendite di nuovi veicoli sono in calo di oltre il 2%, l’economia sta andando molto male – o andrà presto molto male.

Infatti, l’ultima volta che l’indicatore è sceso al di sotto del 2% è stato nel giugno 2006, circa 18 mesi prima dell’ultima crisi economica.

Ma nel caso della Cina, davvero questo indicatore è cosi’ allarmante?

In Cina, le vendite di nuovi veicoli lo scorso anno sono diminuite per la prima volta in 20 anni. Il calo è stato netto: -3,2 % su base annua, pari a 28 milioni di unità.

Il calo di 12 mesi si è protratto poi nel 2019.

A gennaio, le vendite erano diminuite del 5,6 %, mentre a febbraio questo dato è peggiorato, passando al 5,7 %:

Questo significa che la Cina sta per entrare in recessione (o è già in recessione)?

Nonostante le serie storiche negli Stati Uniti confermerebbero questa ipotesi … la risposta breve è che nel caso della Cina, questo non è affatto il caso.

Vediamo in dettaglio quali sono le differenze radicali tra il mercato cinese e quello americano che rendono del tutto inutile questo indicatore.

1. Il mercato automobilistico cinese NON è un mercato maturo o sviluppato.

Con i suoi 28 milioni di nuovi veicoli venduti nel 2018, il mercato automobilistico cinese è 63% volte più grande di quello degli Stati Uniti (che nel 2018 vendevano 17,2 milioni di veicoli).

Nonostante queste cifre straordinarie, se guardiamo in profondità i dati, scopriamo che il mercato automobilistico cinese non è neanche lontanamente sviluppato come negli Stati Uniti.

Per quanto sia grande oggi, con 170 milioni di auto private in circolazione, in Cina ci sono ancora solo 123 automobili per 1.000 persone. 

A confronto con le 206 auto in Tailandia, le 519 nel Regno Unito e le 800 negli Stati Uniti, la diffusione delle auto nella popolazione cinese è ancora molto piu’ vicina a quella di un paese del terzo mondo.

Questo vuol dire che in Cina il mercato delle auto ha margini di crescita che i paesi sviluppati possono ormai solo sognarsi. 

2. I governi locali cinesi hanno stabilito delle quote sulle nuove immatricolazioni di auto

Le più grandi città della Cina (ad esempio, Pechino, Shanghai e Shenzhen) hanno gravissimi problemi di inquinamento che le ha spinte a decidere una drastica riduzione del traffico di auto.

Per attuarla, hanno stabilito delle quote molto rigide sul numero di nuove immatricolazioni di veicoli alimentati a combustibili fossili. 

Inoltre, per scoraggiare ulteriormente gli acquisti di nuove auto, le nuove targhe vengono vendute all’asta al miglior offerente.

Quindi chi vuole comprare un’auto in Cina, oltre a pagare il prezzo dell’auto al concessionario, deve anche sostenere i costi dell’asta per la targa.

Pensa che Pechino, una mega-città di 21,5 milioni di persone, emette solo 150.000 nuove targhe all’anno.

È come dire a 305 milioni di americani che possono comprare solo 2,1 milioni di nuove auto ogni anno.

E nel centro tecnologico di Shenzhen (la Silicon Valley della Cina), dove vivono 12,5 milioni di persone, la quota è ancora più piccola: solo 80.000 nuove auto standard (a benzina) ogni anno.

Se non ci fossero queste quote, le vendite di auto in Cina sarebbero molto più forti di oggi.

Nelle aste, ogni nuova targa spesso riceve decine di migliaia di candidati.

Shanghai, per esempio, ha un’asta bimestrale di sole 6.460 nuove targhe a cui partecipano circa 3 milioni di aspiranti automobilisti. 

In altre parole, la domanda di automobili nelle principali città della Cina viene limitata artificialmente.

3. L’ascesa del mercato di auto usate

Le restrizioni sulle nuove auto nelle grandi città stanno strangolando i concessionari di auto nuove, mentre quelli che vendono auto usate iniziano a prosperare.

I dati della China Automobile Dealers Association mostrano che nel 2018 le vendite di auto usate in Cina sono state pari a 13,9 milioni di unità.

Considerando che nel 2010 erano solo 3,7 milioni, il tasso di crescita annuale composto è stato del 18%.

Il mercato statunitense delle auto di seconda mano è di 42,7 milioni di unità all’anno, pari al 150% delle vendite annuali di auto nuove del paese, mentre in Cina, la quota di auto usate sul totale è solo del 59%.

Anche in questo caso quindi la Cina appare dotata di enormi margini di crescita, rispetto all’occidente.

Nel suo complesso, il calo delle vendite di veicoli nuovi non dovrebbe essere visto come il segno che l’economia cinese sta andando in recessione.

Piuttosto, è il segno che la sua industria automobilistica sta subendo una trasformazione.

Infatti non solo il mercato delle auto usate, ma tutto l’indotto formato da officine di riparazione auto, manutenzione, pezzi di ricambio e pneumatici stanno per conoscere un nuovo boom economico.

In conclusione: nel futuro della Cina la recessione non è ancora una possibilità realistica

Da quanto visto finora, è facile concludere che in occidente il calo delle vendite di auto nuove è realmente un segno del calo della domanda, a sua volta legato a problemi economici quasi sempre strutturali come l’aumento dei tassi, la stretta del credito o l’impoverimento della popolazione.

In Cina invece questo stesso indicatore ha dei significati molto piu’ complessi.

Da un lato è vero che anche in Cina c’è stata una stretta al credito selvaggio non regolato e dei fondi di investimento che ne detenevano le quote.

Ma d’altra parte, il quantitative easing inaugurato dalla banca centrale, con 10 anni di ritardo rispetto alle banche occidentali, non indica certo la prospettiva di un aumento dei tassi o una stretta creditizia.

E inoltre, riguardo alla domanda di auto in senso stretto, abbiamo visto che per quanto possa esserci stata una flessione a causa della stretta al credito non regolato, questa è ancora molto alta, ma viene limitata fortemente dalle leggi municipali sull’inquinamento.

Il mercato automobilistico cinese è ancora molto simile a quello di un paese in via di sviluppo, con enormi margini di crescita nella domanda interna.

La riduzione delle vendite di auto nuove in Cina ha percio’ un significato del tutto diverso da quello che puo’ avere in occidente.

Paragonare il mercato cinese a quello degli asfittici mercati occidentali, pronti a collassare al minimo sentore di riduzione degli aiuti statali, è come paragonare il mercato delle mele del trentino con quello delle banane brasiliane.

Noi di Segnali di Borsa cercheremo sempre di osservare questo enorme mercato con rigorose metodologie scientifiche, senza cadere nelle trappole e semplificazioni degli analisti.

La Cina è troppo importante per noi investitori e offrirà nell’immediato futuro moltissime occasioni di rendimenti elevati e duraturi.

Non possiamo permetterci di valutarlo in modo approssimativo.

Consiglio anche a te di tenerlo d’occhio e di fidarti molto poco di quanto se ne dice in giro.

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  • attilio ha detto:

    molto utile per avere una realta’ di mercato!

  • giannantonio ha detto:

    Grazie,sempre sul pezzo…..

  • gianfranco menotti ha detto:

    Si e poi bisognerebbe tenere conto che la Cina punta molto sul trasporto pubblico,quindi non incentiva il trasporto privato,altra differenza con i mercati occidentali

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