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Oro: le banche perdono la pazienza e preparano una correzione

Le banche stanno facendo di tutto per trascinare l’oro a quotazioni più ragionevoli (secondo i loro parametri), accumulando una quantità di contratti future a ribasso che supera il record precedente del 2016.

Per decifrare il trend rialzista dell’oro avevamo già scritto un articolo molto esaustivo in due parti (parte prima e parte seconda).

Quegli articoli trattavano il trend di lungo periodo e si chiedevano se e come le banche centrali avrebbero permesso all’oro di avere quotazioni a lungo termine maggiori della soglia precedentemente stabilita di 1370 dollari l’oncia.

I dubbi e le considerazioni di quell’articolo sono ancora validi, ma nel frattempo possiamo cercare di prevedere i movimenti a medio e breve termine, sulla base di quanto sta accadendo nel mercato dei futures legati all’oro.

La premessa è che le banche centrali (attraverso le banche che operano nei futures) per ben sei anni erano riuscite a mantenere l’oro sotto la già citata soglia dei 1370 dollari l’oncia, come mostra il grafico sotto:

I cerchi rossi mostrano gli inutili tentativi del libero mercato di superare questa soglia, affossati dalle posizioni short assunte dalle banche per riportare in basso le quotazioni.

Quando a giugno finalmente la pressione del mercato è stata troppo forte e la soglia è stata superata, le banche non si sono date per vinte e hanno continuato ad accumulare posizioni short nel mercato dei futures.

Fino ad arrivare ad agosto a un livello record di posizioni short, pari 333.806 contratti (totale delle posizioni short assunte dai Commercials e dagli Speculators), eclissando il record precedente di 324.027 contratti aperti ad agosto 2016.

Queste posizioni record sono come una spada di Damocle che pesa sulle libere contrattazioni dei futures, al punto che basterà una indecisione, un ritracciamento un pò più forte del solito, perché le banche riprendano il controllo dei prezzi e facciano scendere le quotazioni a loro piacimento.

L’insolito numero elevato di posizioni short non è l’unico fattore di somiglianza con il 2016, anno del maggior tentativo fallito di superare la soglia di 1370 dollari.

Anche i livelli di ipercomprato si avvicinano ai valori di quel periodo, essendo oggi il Gold Miners Bullish Percent Index (BPGDM) sopra la soglia di 87 punti e il GDX (l’Etf che investe nei titoli mineari auriferi) sopra i massimi annuali del 50%.

L’ultima volta che abbiamo visto questi tre segnali assieme (posizioni short, BPGDM e GDX) fu appunto nell’agosto del 2016, quando il GDX crollò da 30 dollari a 23.

L’altro segnale inquietante tipico dei mercati a rischio di crollo è il cosiddetto “sentiment”, cioè il grado di ottimismo degli investitori.

Con un Daily Sentiment Index che sfiora il 95% e tutti i media finanziari americani che ospitano improvvisati “esperti” per decantare le “magnifiche sorti progessive” dell’oro (quando appena 5 mesi fa spacciavano l’oro come il peggior investimento al mondo), sembra che l’ottimismo stia già passando al grado di “euforia”, livello che di solito precede i peggiori crolli di borsa.

Insomma, non è certo questo il momento migliore per investire nei preziosi…

Ma, a parte questo, la nostra attenzione è sempre focalizzata sulle dinamiche profonde di questo mercato.

Le incredibili posizioni short del mercato dei futures sembrano suggerire che le banche rivogliano indietro i soldi persi in questo rally dell’oro e che faranno di tutto per riuscirci.

Non sembra quindi che si possa ancora confermare l’esistenza di un “nuovo paradigma” per l’oro, cioè che le banche centrali possano aver dato l’ordine alle banche “suddite” di spostare più in alto la soglia di guardia per l’oro, magari fino a 2000 dollari…

In questo momento sembra più probabile che le incertezze politiche, economiche e commerciali abbiano creato una corsa all’oro tale da far perdere temporaneamente il controllo alle banche.

Ora, nel medio termine, la continuazione del trend a rialzo è tutta nelle mani delle decisioni politiche e finanziarie operate da Trump e dalla Federal Reserve.

Se Trump e la Fed riusciranno (senza volerlo) a mantenere alto lo scetticismo sulle sorti economiche e fiscali dell’economia basata sul dollaro, può darsi che la pressione del mercato libero riesca ancora a contrastare quella montagna di posizioni short accumulate dalle banche.

Ma in questa fase del trend, non ci giurerei…

Il team di Segnali di Borsa

PS.: stiamo monitorando attentamente questo momento cruciale per l’oro e pubblicheremo nuovi aggiornamenti ogni volta che questo mercato ci darà segnali importanti. Resta perciò in contatto con noi e iscriviti GRATIS per ricevere i nostri prossimi articoli direttamente al tuo indirizzo email!

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  • 6 Settembre 2019
  • News
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