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La sorprendente relazione fra le borse e il ciclo elettorale USA

Anche se i cicli economici e gli utili societari hanno generalmente un ruolo più importante della politica presidenziale nei movimenti dei mercati statunitensi, la relazione fra i rendimenti e le elezioni presidenziali si è dimostrata essere costante e prevedibile nel tempo

I rendimenti medi annuali dello S&P500 a un anno, a due anni e a tre anni dall’elezione del presidente Trump stanno ad esempio rispettando lo stesso schema dei valori medi ottenuti dal 1928 a oggi:

A un anno dall’elezione:

rendimenti medi dal 1928 = +5,1%

rendimenti del 2017 = 20%

A due anni dall’elezione:

rendimenti medi dal 1928 = – 10,4%

rendimenti medi del 2018 = – 4,4%

A tre anni dall’elezione:

rendimenti medi dal 1928 = + 12,8%

rendimenti medi del 2019 = …..

In media quindi, mentre il secondo anno porta sempre rendimenti negativi, il terzo è quello in cui si hanno i rendimenti maggiori, forse perché quello è il momento in cui i politici pensano alla rielezione e al rilancio dell’economia – il che ha un effetto positivo sui prezzi dei titoli.

Sorprendentemente, i mercati azionari asiatici sono ancora piu’ sensibili al ciclo delle elezioni presidenziali americane – specialmente quando un repubblicano è al potere. Ma bisogna aggiungere che la serie storica di questi cicli è molto piu’ breve, data la giovane età di queste borse.

In passato, i mercati asiatici (misurati dall’indice MSCI ex Japan) hanno avuto un buon andamento durante il primo anno di un nuovo mandato del presidente repubblicano, con un aumento medio di oltre il 22%.

Anche nel 2017 (il primo anno di un nuovo presidente repubblicano) l’MSCI ex Japan è aumentato quasi il doppio, cioè del 34%.

Prevedibilmente, durante il secondo anno di un presidente americano (che per Trump è stato il 2018), si verifica un crollo non solo in USA, ma anche in Asia. E cosi’ è stato nel 2018:

Il mercato azionario di Hong Kong è cresciuto solo del 2,5%

la Malaysia ha visto rendimenti medi del -1,4%.

l’MSCI Asia ex Japan ha perso il 14,4%.

E come negli Stati Uniti, anche in Asia le cose stanno al contrario decollando nel terzo anno del mandato quadriennale.

Nel corso di quest’anno, infatti, l’indice MSCI Asia ex Japan ha registrato rendimenti medi del 38,1 percento. Il mercato azionario di Hong Kong è cresciuto del 35% e Singapore e la Malesia hanno registrato rendimenti medi rispettivamente del 31,2% e del 25,7%.

Secondo alcuni analisti, questa forte relazione fra Asia e America è dovuta (storicamente parlando) meno a una influenza diretta e intenzionale delle politiche americane su quelle asiatiche e piu’ al sentimento del mercato azionario globale influenzato dal comportamento dei presidenti USA.

Per banali ragioni di dimensioni, nei mercati più piccoli e meno liquidi dell’Asia i flussi di capitali in entrata e in uscita determinati da queste variazioni del “sentiment” provocano rendimenti o perdite maggiori, rispetto alle borse occidentali.

Il paradosso è che alla luce delle politiche e delle posizioni non ortodosse di Trump e della guerra commerciale USA-Cina (che ha già causato la caduta dei mercati asiatici), i modelli di performance del mercato azionario potevano rischiare di essere completamente diversi rispetto alle medie storiche, sia americane che asiatiche.

Invece finora il ciclo di performance “elettorale” della borsa degli Stati Uniti è miracolosamente rimasto intatto, e potrebbe risultare altrettanto per quegli asiatici.

Se è cosi’, questo potrebbe essere il momento giusto per entrare a prezzi vantaggiosi in qualche Etf legato ai mercati asiatici.

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